#ondalunga17 – Quel cimitero è un falso storico

Gino Mazzorana, superstite del Vajont, illustra un dramma nel dramma: quello del cimitero di Fortogna, stravolto da una ristrutturazione che non ha tenuto conto della reale collocazione delle salme. E ora, in corrispondenza dei cippi, chi c’è veramente?

#ondalunga16 – Intermediari senza scrupoli

Italo Filippin, ex sindaco di Erto, racconta il meccanismo della legge speciale del Vajont che permise a intermediari senza scrupoli di acquisire per due soldi, dai sopravvissuti della tragedia, le licenze commerciali necessarie a ripartire con un’attività, per rivenderle poi alle grandi industrie di tutto il Nord-Est, con guadagni enormi.

#ondalunga15 – Per la frana è questione di ore

Che la caduta della frana sarebbe stata imminente lo sapevano in tanti. Anche gli esperti e gli addetti del reparto di Soverzene, come Luigi Rivis. Circa una settimana prima della tragedia del 9 ottobre 1963, in concomitanza con l’incremento dello spostamento della frana, erano state installate sulla sponda destra del Vajont potenti fotoelettriche per controllare anche di notte la parte della frana più vicina alla diga.

#ondalunga14 – Le due direzioni dell’Enel

Per capire chi o quali strutture, nell’ambito della SADE prima e dell’ENEL poi, decideva quale doveva essere la variazione giornaliera dell’acqua nel lago, erano state create diverse competenze e livelli di comando dell’impianto del Vajont. Luigi Rivis, vice-capo centrale di Soverzene, come gli altri colleghi sapeva tutto dell’arrivo della frana.

#ondalunga13 – Morire di crepacuore

I superstiti del Vajont? Hanno perso i loro cari , la casa, la famiglia, il lavoro. Sono anche loro vittime. E le conseguenze sono di tipo fisico e psicologico. Mario Saugo, medico epidemiologo, cita quella che all’epoca fu indicata come una “epidemia di crepacuore”: infarti che colpirono i sopravvissuti, minati nel fisico per il dolore.

#ondalunga12 – “Deportati” a Vajont

Il piccolo comune di Vajont (PN) è nato nel 1971 per accogliere i superstiti di Erto e Casso dopo la tragedia del Vajont. Virgilio Barzan, già sindaco del comune e attuale vicesindaco, racconta i primi, complicati, passi di questa nuova realtà amministrativa.

#ondalunga11 – Il rumore della montagna che frana

Virgilio Barzan è vicesindaco del comune di Vajont, fondato nel 1971 ex-novo per ospitare i superstiti di Erto e Casso. La notte della catastrofe Barzan era a Casso e ricorda perfettamente il rumore della frana, che descrive nei particolari.

#ondalunga10 – 77 miliardi

La Montedison, nel 2001, in virtù dell’accordo definitivo per la quantificazione dei danni, eroga 77 miliardi di lire al Comune di Longarone, chiudendo così la vicenda dei risarcimenti per i danni causati dalla catastrofe. Carolina Teza sottolinea l’amarezza dei superstiti, che di quest’ultima transazione non vedono neanche una lira.

#ondalunga09 – Il cimitero

Mario Pozzobon racconta con sgomento il momento in cui casualmente passò al cimitero delle vittime del Vajont a Fortogna, dov’erano seppelliti molti suoi familiari: ruspe e camion si muovevano sul terreno, sopra le tombe. Le lapidi erano accatastate da un lato. Erano iniziati i lavori per il nuovo cimitero, ma molti superstiti non erano stati avvertiti.

#ondalunga08 – Le scuse

Mario Pozzobon, che nella catastrofe ha perso gran parte della famiglia, ricorda le battaglie dei sopravvissuti iniziate grazie alla giornalista Lucia Vastano. Su tutte, la raccolta di firme con una serie di richieste allo Stato. La principale è per le scuse ufficiali da parte dello Stato, che dopo 50 anni – ufficialmente – non sono ancora arrivate.

#ondalunga07 – Il business

Lucia Vastano, autrice del libro “L’onda lunga” spiega: «Il Vajont ha rappresentato un sistema congegnato molto bene con il quale le vittime, i superstiti e i sopravvissuti vengono espropriati del loro dolore, espropriati della loro memoria, in nome dello sviluppo, in nome della possibilità che da una tragedia si possa ritornare a fare business»

#ondalunga06 – La malavita

Italo Filippin, ex sindaco di Erto, ricorda la gestione delle licenze post-catastrofe, in cui emerge anche la figura di un intermediario successivamente coinvolto nell’affare Calvi/P2.
Filippin sottolinea anche un altro aspetto che accomuna i sopravvissuti: “Le cose peggiori – spiega  – noi le abbiamo viste dopo”

#ondalunga05 – Il processo

Il processo ai responsabili della catastrofe si sarebbe dovuto tenere a Belluno. Ma, per “legittima suspicione”, venne spostato a L’Aquila, lontano dagli occhi dei superstiti e dalle loro pressioni. Bepi Vazza racconta l’episodio, ricordando anche i tentativi di insabbiare le responsabilità della tragedia, che alcuni indicavano come “evento naturale”.

#ondalunga04 – L’umiliazione

Bepi Vazza, titolare di una macelleria a Codissago, ai piedi della diga, racconta un’umiliazione che non ha giustificazioni, subìta nei mesi successivi alla catastrofe. Cosa succede se l’onda del Vajont travolge il tuo negozio, e l’Enel – gestore della diga che ha provocato l’onda – ti chiede di pagare i contatori che l’acqua si è trascinata via?

#ondalunga03 – L’onda

«Il rumore era grande, non sapevo se guardare l’onda che veniva avanti o scappare». Luigi Rivis, vice-capo centrale di Soverzene, la notte del 9 ottobre 1963 è scampato alla tragedia per un cambio turno. «Ho visto come una lama di luce che veniva avanti e ho pensato: è caduta la diga». Invece era l’onda. Il racconto in prima persona di quella visione.

#ondalunga02 – La riscoperta

Micaela Coletti, sopravvissuta al disastro del Vajont, racconta come si è riavvicinata a quella tragedia della quale non aveva parlato per anni: grazie a una “trasmissione televisiva” nel quale è incappata per puro caso, una sera. Micaela Coletti è oggi presidente del “Comitato per i sopravvissuti del Vajont” costituito nel 2001 insieme ad altre vittime.

#ondalunga01- Il NordEst

Lucia Vastano, giornalista e autrice del libro “Vajont, l’onda lunga”, spiega che quello del Nord Est non è affatto un “miracolo”. Alla base c’è la legge speciale sul Vajont, approvata dopo la catastrofe: finanziamenti su tutto il Triveneto e meccanismi di cinismo finanziario che hanno escluso i superstiti, a favore di imprenditori senza scrupoli.

Cinque ore prima del Vajont

La testimonianza di Maria Pia Bassetto, superstite del Vajont. All’epoca lavorava all’ufficio postale di Longarone e si è salvata per puro caso. La sera del 9 ottobre,quando la frana del monte Toc provocò un’onda alta 100 metri che polverizzò Longarone, lei era a casa a Vittorio Veneto, dove rientrava tutte le sere dopo il lavoro. Questa è la sua storia.

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