Archivio mensile:ottobre 2013

#ondalunga17 – Quel cimitero è un falso storico

Gino Mazzorana, superstite del Vajont, illustra un dramma nel dramma: quello del cimitero di Fortogna, stravolto da una ristrutturazione che non ha tenuto conto della reale collocazione delle salme. E ora, in corrispondenza dei cippi, chi c’è veramente?

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#ondalunga16 – Intermediari senza scrupoli

Italo Filippin, ex sindaco di Erto, racconta il meccanismo della legge speciale del Vajont che permise a intermediari senza scrupoli di acquisire per due soldi, dai sopravvissuti della tragedia, le licenze commerciali necessarie a ripartire con un’attività, per rivenderle poi alle grandi industrie di tutto il Nord-Est, con guadagni enormi.

#ondalunga15 – Per la frana è questione di ore

Che la caduta della frana sarebbe stata imminente lo sapevano in tanti. Anche gli esperti e gli addetti del reparto di Soverzene, come Luigi Rivis. Circa una settimana prima della tragedia del 9 ottobre 1963, in concomitanza con l’incremento dello spostamento della frana, erano state installate sulla sponda destra del Vajont potenti fotoelettriche per controllare anche di notte la parte della frana più vicina alla diga.

#ondalunga14 – Le due direzioni dell’Enel

Per capire chi o quali strutture, nell’ambito della SADE prima e dell’ENEL poi, decideva quale doveva essere la variazione giornaliera dell’acqua nel lago, erano state create diverse competenze e livelli di comando dell’impianto del Vajont. Luigi Rivis, vice-capo centrale di Soverzene, come gli altri colleghi sapeva tutto dell’arrivo della frana.

#ondalunga13 – Morire di crepacuore

I superstiti del Vajont? Hanno perso i loro cari , la casa, la famiglia, il lavoro. Sono anche loro vittime. E le conseguenze sono di tipo fisico e psicologico. Mario Saugo, medico epidemiologo, cita quella che all’epoca fu indicata come una “epidemia di crepacuore”: infarti che colpirono i sopravvissuti, minati nel fisico per il dolore.